Il patrono di San Pietro Restauro del patrono di San Pietro

San Pietro e il suo paese: storia del restauro della statua del patrono

C’è una statua in pietra del 1600 raffigurante San Pietro, sul sagrato della Pieve, dello scultore Girolamo Ticciati. Nessuno le ha mai degnato attenzione fino a quando una mattina i passanti distratti che andavano a messa hanno potuto leggere appoggiato ai suoi piedi un enorme cartello con scritto: “NON VEDETE COME SONO RIDOTTO, RIPULITEMI!”.

E' il 29 giugno 2014 per la festa del santo patrono Pietro è stata restituita alla vista della comunità la statua restaurata, ripulita dai licheni, ad opera di Camilla, restauratrice accreditata presso la soprintendenza di Firenze insieme a Serenella, Franco, Gino e Fabio, un manipolo di volontari per amore, passione e senso civico. E’ difficile con poche parole a descrivere quello che è accaduto nei mesi prima dell’avvio e completamento del restauro. Credetemi, è qualcosa di grande ed io ne sono una piccola testimone. Per conoscere tutta questa avvincente storia venite a trovarci in questo piccolo territorio fra l’Appennino e la città di Firenze che si chiama Mugello. Franco saprà raccontarvi questa ed altre storie meravigliose che giorno dopo giorno affidiamo alla memoria dei nostri viandanti, sperando che di bocca in bocca si trasformino, crescano per generarne altre per far guarire pian piano questo organismo vivente che è la nostra società.? Mi sento di dire con certezza che un luogo appartiene a chi se ne prende cura ed è buona cosa che tutte le persone che passano da questo territorio siano messe a conoscenza e partecipino a queste piccole esperienze, per amarlo, per tornarci e per riportare nel proprio luogo di vita nuove ricchezze da investire. Che altro posso scrivere se non invitarvi a condividere la nostra con le vostre storie. In fondo raccontare come si può difendere un fiume scomparso ma anche rendere vita e autorevolezza ad un’opera d’arte, ad una aiola degradata oppure un fontanello sporco, ripulito così da permettere anche ai bambini di avvicinarsi a bere senza schifarsi... tutto è bene comune da amare e conservare.


Affresco Festina Lente

Storia di un fiume scomparso: la Carza

Franco ha dato vita tre anni fa ad un comitato che si chiama CarzaViva, la Carza un torrente che insieme al fiume Sieve delimita il nostro paese. Durante i lavori per l’Alta Velocità lo hanno deviato ma nessuno se n’è accorto perché comunque l’acqua veniva rilanciata nell’alveo da delle pompe, solo i politici sapevano ma hanno taciuto. A lavori terminati, tutti ci siamo accorti di una siccità irreversibile. La Carza, il fiume dove anche Cosimo e Lorenzo dei Medici, venendo in Mugello, si fermavano a ristorarsi nelle sue chiare e fresche acque, oggi non c’è più.

Che dire di questo territorio dove il bene ambientale più grande è stato distrutto fra il silenzio di chi sapeva e l’indifferenza ignorante e un po’ meschina di molti abitanti che più che cittadini si sono dimostrati sudditi come del resto il potere desidera. Davanti a tutto ciò abbiamo sentito delle urgenze, promuovere il territorio non vuol dire occuparsi di insediamenti industriali e infrastrutture, è necessario che ci siano progetti locali di futuro e che questi camminino sulle gambe dei cittadini , attenti e attivi. Ma per fare ciò ciascuno di noi doveva, deve e dovrà appropriarsi della sovranità sul nostro patrimonio sia ambientale, insediativo, paesaggistico, artistico e culturale. In questi anni la politica locale non è stata in grado anzi ha favorito il degrado del territorio. Gli interventi compensativi alla TAV non si sono inseriti in nessun progetto di futuro per la collettività. Il comitato Carza Viva è nato dalla contestazione per un ambiente di vita devastato, il fiume scomparso, un crimine ambientale, una perdita di patrimonio, una sottrazione, qualcosa che c’era e non c’è più per cui è evidente che i nostri figli e nipoti saranno più poveri. E pensare che quando Franco ha iniziato a denunciare la scomparsa del fiume Carza, i più lo consideravano un fanatico, guardato con diffidenza perché so bene anch’io che quando la coscienza è assopita mal si regge l’urto della provocazione fino a che qualcuno ha iniziato a capire che non è mai troppo tardi per cambiare rotta anche quando sono le persone più semplici ad indicare la strada.